7aNon sopporta Sciostacovic. Ma neppure io, perciò la cosa non suscita discussione né problema. Mi turba invece, più educato e soffice, il suo fastidio per Mozart. Potrebbe essere semplice snobismo: è una costante caratteriale che le riconosco e su cui facciamo dell’ironia. Ma mi domando se non sia invece la rivelazione apparentemente minore, tutta avvolta negli schermi del gusto, di una concezione del mondo che ci fa radicalmente diverse. E su un sodalizio di anni, su una tenerezza ininterrotta e intensa anche se necessariamente banalizzata dal quotidiano, mi si apre allora una vertigine di incomunicabilità che il dubbio fa dolorosa: perché il dubbio apre le porte non già alla rassicurazione del probabile, ma alla metafisica del possibile.

Mille e mille fatti materiali di vita — e quei significati che per essere affidati a un codice tutto fisico, diretto, non verbale sono i più parlanti — mi offrono una smentita a cui do la ragionevolezza di una rassegna. La condivisione del cibo, del letto, degli spazi di vita, le dipendenze e gli aggiustamenti reciproci che tutto ciò comporta non ci garantiscono di nulla, come in un matrimonio non garantiscono appunto di un rapporto. E il nostro non è un matrimonio. Non è propriamente neppure una vita di coppia, sia pure al femminile. Ho coscienza di essere io il suo unico passaporto per il mondo, ma ho coscienza anche che nel momento in cui mi usa, diciamo meglio, in cui fonda su di me il suo rapporto con l’esistenza e con gli altri, mi supera con regale sprezzatura: e si affaccia su un Altro di cui l’ostilità a Mozart è appunto la spia.

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Soggetti eccedenti

febbraio 5, 2013

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Vania Chiurlotto  

DWF / UNA QUESTIONE  DI  GOVERNO 2-3 aprile-settembre, 1994

[…]  Che la politica di emancipazione femminile trovasse storicamente sostegno e fondamento nella sinistra era fisiologico – mai pacifico, s’intende. Là si collocava l’orizzonte di una più complessiva emancipazione; là una pratica della politica come trascendenza degli interessi individuali – fino alla più contraddittoria sublimazione; là la garanzia dell’agibilità democratica nelle istituzioni e nella società.

Ma la rottura operata dal femminismo, e più ancora dal pensiero e dalle pratiche della differenza sessuale, non può più contemplare un simile rapporto tra la politica delle donne e la politica della sinistra: ogni sforzo per acquisire risultati che per essere leggibili e credibili dovevano avere il carattere della concretezza e della spendibilità si è rivelato povero, giacché il più grande esito di quelle lotte, di quel pensiero e di quelle pratiche è di aver immesso nella storia del nostro paese donne di più generazioni (non quadri militanti, soggetti concreti e presenti ovunque) capaci di agire politicamente, di operare spostamenti su piani diversi della realtà  – e in primo luogo nella propria vita – non malgrado ma a causa dell’esser donna. Come anche di dirsi gli scacchi e gli aggiustamenti quotidiani che un soggetto opera quando intorno a sé vede ostacoli, e non sempre attacchi e complotti.

Ossessionata dai risultati “concreti”, la sinistra ha minimamente parlato a quei soggetti. Diciamo meglio: le donne della sinistra poco si sono parlate da soggetti, e a molte di loro il “partire da sé” è continuato a sembrare un esercizio futile e tutto sommato colpevole.

Donne di più generazioni, soggetti “eccedenti” in tutti i sensi la consolidata mappa sociologica della sinistra.

Perché quando l’ambizione di una donna non è più di essere come un uomo (sono come te), né di essere come un uomo immagina che una donna debba essere (sono come tu mi vuoi), ciò cambia l’intero sistema di riferimento, il senso da dare anche ai più tradizionali terreni di azione politica e ai valori che si propongono.

Rubricare tali soggetti sotto il titolo di “protagonismo femminile” è un luogo comune di già goffo o improprio, perché è una categoria troppo ampia e comprensiva di tutto ciò di cui il maschile fa teatro, o troppo ristretta perché considera solo quel che si presenta sulla scena della politica istituzionale.

Questo gergo suggerisce una supervalutazione del politico che è l’esatto contrario della realtà: in tutti gli aspetti della vita e in tutti gli ambiti sociali è visibile una presenza femminile, organizzata e molto più spesso non organizzata, di donne che governano il loro progetto di vita.

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