La sfoglia politica

agosto 18, 2013

Jacqueline Rush Lee[…] Ci chiamavamo «amiche». Amiche di chi, non è mai stato chiaro. L’appellativo veniva usato in circostanze precise: poteva essere l‘incipit di una lettera, di una riunione, di un’assemblea pubblica.

«Care amiche» si adoperava cioè o nei rapporti for­malizzati – scambio di lettere e circolari fra organismo nazionale e organismo provinciale, fra organismo provinciale e circolo territoriale; apertura di relazione, intervento, conclusione – oppure con le sconosciute.

Sconosciute alle quali si mandava, fin dalla formula iniziale, un messaggio politico complesso: «cara signora» avrebbe sot­tolineato la distanza, avrebbe dato al rapporto un’aura piccolo borghese, avrebbe creato l’inevitabile pasticcio signora-signori­na, al plurale sarebbe suonato arrogante e perfino sarcastico; «cara compagna» che si usava allora solo e rigorosamente nei rapporti di partito fra iscritte, sottolineando la classe avrebbe contraddetto la stessa ragion d’essere dell’Udi, avrebbe infasti­dito per la sua connotazione politica chi non si riconosceva nella sinistra, avrebbe alimentato pericolose confusioni tra sedi e perfino gerarchie diverse come un abuso di titolo o un’appro­priazione indebita.

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