E’ colpa mia

settembre 13, 2013

libro di Jacqueline Rush Lee[…] L’istinto a colpevolizzarci, soprattutto quando si tratti dei figli, a far sempre comunque ricadere su di noi e solo su di noi la responsabilità di ogni atto. L’idea che la trasgressione più grossa, quella che non può passare impunita, quella che prima o poi si paga, sia l’allontanarsi da casa. […] lo ritroviamo nelle cose più piccole. Per esempio, di fronte al cattivo rendimento scolastico di un figlio, è normale che una madre al colloquio con i professori dica: «Sa, io lavoro…», e lo confessa appunto come un peccato.

È un atteggiamento autodistruttivo che dobbiamo sconfiggere in noi stesse, ma è anche uno di quei valori chiusi nella nostra subalternità che dobbiamo saper leggere: la capacità di farci carico delle cose, di non tirarcene mai fuori, di farci coinvolgere personalmente. Per questo motivo, forse, la maggior parte delle donne si sente estranea alla politica. Perché ci pare un aspetto della vita di fronte al quale non possiamo dire: «È colpa mia», del quale non possiamo farci personalmente e immediatamente carico. Non è così, sappiamo «con la testa» che non è così, ma è anche vero che se un cambiamento la politica deve fare è proprio quello di essere – o di tornare ad essere, com’è nei più vivi momenti della storia di un popolo – una dimensione della quale tutti possiamo assumerci la responsabilità.

Per le grandi scelte, naturalmente, ma anche per  costruire un mondo in cui non si possa dare che una  bimba muoia di disperazione e una madre – e lei soltanto – sappia dire: «È stata colpa mia».

Vania Chiurlotto

Noi donne –  n. 3 -18 gennaio 1980

l‘immagine è un’opera di  Jacqueline Rush Lee

Annunci