L’eccezione e la regola

gennaio 4, 2014

mary bogdan

La scena si svolge nel deserto. Un mercante procede a tappe forzate perché se arriverà per primo a Urga, battendo i concorrenti, si assicurerà un lucroso affare. Ha con sé un unico portatore e lo maltratta e minaccia continuamente: sia per la fretta, sia perché si tratta di un poveraccio non difeso dal sindacato, sia perché la sua stessa crudeltà lo rende sempre più diffidente verso la tranquilla rassegnazione con la quale il portatore medesimo accetta tutte le angherie. Sono sfiniti, hanno smarrito la strada, il portatore si avvicina al mercante offrendogli da bere con una  borraccia, il mercante crede che si tratti di una grossa pietra, estrae la pistola e ammazza il portatore. In tribunale, il giudice emette la sentenza. «La corte considera come provato il fatto che il portatore non si è avvicinato al suo padrone con una pietra, ma con una borraccia…Il mercante e il portatore appartenevano a classi diverse, e il mercante doveva aspettarsi da lui il peggio. Non poteva credere a un atto di amicizia da parte del portatore che egli (come ha confessato) aveva sottoposto a maltrattamenti. La ragione lo avvertiva che stava correndo un grave pericolo. La completa solitudine in cui si trovava lo riempiva di logica preoccupazione… l’accusato quindi ha agito in stato di legittima difesa, e poco importa che fosse realmente minacciato o che semplicemente supponesse di esserlo: date le circostanze, doveva sentirsi in pericolo. L’accusato è pertanto assolto». La storia è di Bertolt Brecht, è una rappresentazione didattica e si intitola

L’eccezione e la regola. A me è sempre sembrata una parabola bellissima, oltre che sui rapporti tra le classi,  sui  rapporti fra i sessi. Gli uomini sanno di essere generalmente così odiosi nei loro rapporti con le donne da convincersi di essere odiati. Non possono credere in una volontà di amicizia tra pari, non possono aspettarsi  l’eccezione ma solo la regola.

La vicenda di A. A. A. offresi, che ha scatenato un’infinità di polemiche, può essere ben letta alla luce di questa parabola. A nulla  serve che le autrici abbiano spiegato – e dimostrato ai pochi che hanno visto il film – che non hanno spinto nessuno alla prostituzione, che non fanno vedere né nudità né amplessi, che hanno operato in modo da garantire la spersonalizzazione e quindi la non identificabilità dei clienti, che volevano suscitare un dibattito sulla sessualità maschile o, almeno su «un aspetto di essa strettamente connesso al rapporto uomo-donna che vive nel momento dell’incontro mercenario». Sulla fantasia maschile delle varie e diverse belle penne che si sono cimentate su questo caso, non agisce la realtà del filmato ( che non hanno visto e che non vogliono farci vedere), agisce piuttosto quello che loro sanno bene che sarebbe legittimo aspettarsi dal giustificato disprezzo delle donne. Così come per il mercante non conta il reale comportamento del portatore, ma la fantasia di quella ribellione e vendetta che, lui lo sa bene, sarebbe stato logico aspettarsi.

Si è anche molto discusso sull’uso della macchina da presa in rapporto con la tutela della vita privata. La magistratura deciderà di questo e di altre cose: certo è che se di trasgressione si tratta, è una trasgressione che va politicamente rivendicata. Anzitutto perché l’oppressione delle donne si consuma nel privato (anche quella di Veronique, checché lei ne pensi) e quindi il ribaltamento culturale che la liberazione delle donne esige colpisce per sua natura i santuari del maschilismo. E poi perché nel processo della storia stanno anche i principi del diritto. Si poteva dire, un tempo, i «miei» schiavi, o anche i «miei» contadini, i «miei» operai, le «mie» donne.

La lotta ha consentito che a queste espressioni di possesso e di sfruttamento si sostituissero nuove dignità e più alti valori. Questa trasgressione – ripetiamo se di trasgressione si tratta- può servire utilmente a interrogarci sulla «privatezza» dei rapporti sessuali, più che sulla libertà di informazione. D’altra parte, a evitare che le sei autrici de programma rimangano isolate – come eroine o come vittime, è quasi lo stesso – sarà bene non delegare esclusivamente a loro, né ad altri, un’indagine sulla sessualità nostra, e degli uomini che ci stanno accanto.

Per essere esplicita e dirompente non avrà bisogno né dell’occhio della telecamera, né di isolare il fatto «mercenario», la prostituzione, come se fosse una stranezza. Basterà il coraggio e la parola di tante donne, su se stesse, sulla propria vita coniugale e familiare. Da quando abbiamo cominciato a farlo, molte cose sono cambiate e molte censure sono scattate, dentro e fuori di noi. Si tratta di moltiplicare le eccezioni, per cambiare le regole.

Vania Chiurlotto

Scritto per Noi Donne mensile il 10 aprile 1981

l’immagine è un’opera di Mary Bogdan

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: