Gli occhi dell’albero

ottobre 28, 2015

 Cara-Barer 1

In cui si racconta come e perché nasce questo quaderno, perché l’abbiamo pensato come numero unico e non come numero zero di una rivista teorica impossibile e necessaria

L’idea e il bisogno di una “rivista teorica” circolano da molto tempo nell’Udi, da più di tre anni. Ma l’idea non doveva essere poi così chiara né il bisogno così profondo, se non hanno saputo trovare la strada della realtà. Le discussioni di questi tre anni – frammentarie, senza esiti visibili, limitate in pratica al gruppo della segreteria nazionale dell’Udi, ricorrenti e apparentemente inconcludenti – ci hanno fatto acquisire tuttavia un punto di consapevole lucidità. Che è questo: l’Udi nella sua forma storica istituzionale non potrà mai esprimere una “rivista teorica”.

Una rivista teorica, quale che sia il senso concreto di questa espressione, ci pareva potesse nascere solo da un’ipotesi di ricerca intorno alla quale si coagulano persone diverse che tra loro si scelgono, avendo in mente non di omologare le proprie diversità, ma di misurarle su quell’ipotesi, proprio per garantire la fruttuosità della ricerca. Una rivista teorica ci pareva poter trarre la propria legittimazione solo da sé, cioè dall’interesse che la ricerca suscita in primo luogo in chi la fa, e quindi dalla passione che quell’itinerario comunica in chi legge: una passione di lettura che fa vivere in chi vuole e può un bisogno, a sua volta, di studio, di intervento, di contributo, di scrittura. Una rivista teorica nasce da un punto zero della storia: nel senso che prima non c’era e poi c’è. Non prescinde dalla storia, ma non ne discende organicamente, non “viene da sé”, non è un lavoro o un compito fra i tanti. Per chi la fa, è un progetto, il progetto.

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